La funzione dell’Oss nel trasporto pazienti al Pronto Soccorso

 

Abbiamo sempre visto e considerato l’Oss, l’operatore sociosanitario, nel suo ruolo di assistenza, cura e accudimento di pazienti anziani o disabili. Eppure, la funzione dell’Oss non è confinata solo all’interno dell’ambiente delle RSA o delle strutture in generale. L’Oss ha infatti delle responsabilità specifiche anche in altri ambienti, come quello del Pronto Soccorso, nel quale svolge mansioni che richiedono un’ottima preparazione di base e il rispetto di protocolli ben precisi. L’articolo che segue, per il quale ringraziamo Carlo Cantagallo∗ per averlo condiviso con noi, ha il valore di farci scoprire un lato diverso del lavoro dell’operatore sociosanitario e di descriverci con quali situazioni e con quali strumenti l’operatore deve confrontarsi in certe circostanze.

Buona lettura!

Con il provvedimento della Conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001 è stata istituita la figura dell’operatore sociosanitario, sempre più presente all’interno delle unità operative ospedaliere e di assistenza. Tuttavia, una fra le varie competenze dell’Oss è anche il trasporto dei pazienti.

La presente ricerca si basa sia sullo studio dei protocolli del trasporto intraospedaliero, sia su deduzioni derivanti dall’esperienza personale.

oss

All’ interno di un Pronto Soccorso oppure di un reparto di Osservazione Breve, spesso viene utilizzata la figura dell’Oss per il trasporto del paziente, nel rispetto delle proprie competenze e con attenzione ai ruoli diversi che il personale di una unità ospedaliera riveste, ausiliari, operatori sociosanitari, infermieri e dirigenti medici.

Per trasporto intraospedaliero dei pazienti si intende, secondo i protocolli vigenti, lo spostamento di un paziente già inserito al triage o ricoverato, da un punto di un reparto verso altre unità, sia in modalità programmata, sia in modalità di urgenza.

Un paziente può recarsi al triage in vari modi:

  • direttamente presso lo sportello abilitato con infermiere addestrato
  • trasportato in auto in apposita zona calda
  • trasportato da ambulanza
  • in elisoccorso

Le destinazioni possono essere diverse, per esempio la sala diagnostica, l’emodinamica, i reparti di ricovero, gli ambulatori di consulenza, la sala operatoria, la sala gessi e lo spostamento può avvenire attraverso la deambulazione autonoma o con l’uso di ausili, come carrozzine specifiche da pronto soccorso o barelle. Qualunque sia la modalità di trasporto, ogni spostamento comporta l’assunzione di rischi.

L’operatore, come da competenze specificate in accordo Stato-Regioni, collabora in relazione alla figura dell’infermiere a cui deve fare riferimento, facendo attenzione ai protocolli operativi, imparando dagli errori e non esimendosi da consigli e raccomandazioni che possono agevolare il trasporto da parte del personale più esperto. Ed è proprio l’istituzione dei protocolli operativi che permette una pianificazione delle fasi che consentono di aumentare la sicurezza durante il trasporto.

I pazienti ricevuti in Pronto Soccorso – già triagiati e a cui è stato consentito l’accesso alle prime visite mediche – possono sostare sia all’interno degli ambulatori medici, diversificati per codice, all’ interno di sale di attesa dedicate, sorvegliate dal personale o da telecamere.

Fasi iniziali

La fase iniziale del trasporto si avvia con la direttiva del dirigente medico (oppure dall’infermiere che è stato avvisato dai tecnici, dagli ambulatori o dai reparti) il quale dà il via al trasferimento. Si procede così all’individuazione del paziente e si accerta la sua identità. Il passo successivo è la scelta dell’ausilio di trasporto opportuno: deambulazione, sedia o barella. In questa scelta, data la diversità dei pazienti, è consigliabile farsi indicare dall’infermiere la corretta posizione sulla sedia o sulla barella, in modo da ricevere un supporto nel valutare le condizioni cliniche del paziente e nel controllare il passaggio postulare lettino-barella o lettino-carrozzina.

Ogni trasporto, anche il più semplice, comporta dei rischi. Ad esempio, in caso di trasporto di un paziente con emorragia, oppure in codice ictus o con fratture esposte, è necessario informarlo delle manovre che gli verranno eseguite, in modo da ricevere maggiore collaborazione da parte sua.

Per limitare al massimo i rischi occorre un personale addestrato e con una corretta conoscenza della piantina del reparto e dell’ospedale, al fine di ottimizzare i tempi di percorrenza. A quel punto si indica l’unità di destinazione, per esempio la radiologia, l’ambulatorio di consulenza, il reparto di ricovero. Un compito essenziale dell’Oss – specialmente nella fase preparatoria del trasporto – è quello di liberare gli spazi da persone o cose in modo da velocizzare l’azione.

Nel caso del trasporto con barella, si devono tenere presenti alcuni accorgimenti. La barella è un ausilio dotato di un piano variabile, di un pedale idraulico, di appositi materassini lavabili e disinfettabili, di ruote girevoli, di sponde laterali abbattibili, di un vano trasporto, di una stampella per la flebo, di una tasca per la documentazione e di un supporto per la bombola di ossigeno a cinghia.

barella-trasporto-pazienti-pronto-soccorso

La barella radiologica, invece, è composta da un piano laminato non flessibile che ha la funzione di evitare movimenti del paziente, mantenendo una corretta postura da un punto di vista scheletrico e di facilitare l’inserimento nei macchinari in fase di diagnostica radiologica e Tac.  La sedia, invece, è composta da un’unità di seduta lavabile e da uno schienale posizionabile, con una pedana poggiapiedi, un supporto porta flebo, una tasca porta documenti e dei freni.

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Durante il trasporto

Per ottimizzare il trasporto è d’obbligo conoscere perfettamente la planimetria ospedaliera, poiché questo permette di trovare scorciatoie o percorsi alternativi in caso di problemi. È importante avere una copia delle chiavi degli ascensori per un trasporto di precedenza di pazienti gravi. Inoltre, è indispensabile il possesso di badge elettronici per locali del PS o della sala operatoria. Occorre anche conoscere il numero del MET intraospedaliero per problemi nel trasporto senza personale paramedico.

Sono poi d’obbligo: divisa aziendale, cartellino identificativo, scarpe adeguate, telefono aziendale o privato, chiavi, penne, rubrica telefonica dei maggiori reparti o ambulatori in uso.

Durante le fasi di trasporto è importante creare un clima collaborativo e rassicurante tra operatore e paziente e verificare costantemente le condizioni del paziente per ciò che può competere a un Oss.

In presenza di un paziente con ossigenoterapia si dovrebbe monitorare il flusso di ossigeno frequentemente, poiché può capitare che la bombola non venga aperta completamente e che questo crei dei danni seri durante un trasporto di lunga percorrenza. Anche in fase di trasporto di emergenza sarebbe opportuno rendersi conto della quantità di ossigeno presente nella bombola, il suo flusso e soprattutto che siano aperte entrambe le valvole, quella di apertura e quella di flusso.

Fase finale

La fase finale del trasporto riguarda la consegna del paziente all’unità di destinazione.

Nel momento in cui il paziente viene posizionato in modo da non creare intralcio al reparto o agli ambulatori, si avvisano i responsabili della sua presenza, ai quali si consegnano poi documenti e referti. Spesso occorre restare vicino al paziente in caso di difficoltà deambulatorie, per prevenire eventuali cadute.

Manutenzione e ausili

Appena possibile è opportuno che l’Oss si dedichi a una corretta manutenzione degli ausili, quali la pulizia di sedie e barelle con il disinfettante, soprattutto le maniglie e la seduta. Occorre controllare eventuali danni che possono compromettere trasporto, tipo sporgenze, ruote difettose o sporche, riferendo eventuali sostituzioni al caposala.

Cosa si può migliorare?

Un aspetto che può essere certamente migliorato è quello della comunicazione tra i soggetti operanti nella fase del trasporto, ovvero fra il triage, gli ambulatori e le varie sale, in modo da evitare errori e perdite di tempo.

Sarebbe anche opportuno favorire la comunicazione tra ausiliari e Oss, per esempio introducendo telefoni cellulari aziendali o radio per evitare attese inutili o per limitare il percorso di trasporto, facendo più servizi in un’unica chiamata.

Statistica di utilizzo ausili di trasporto

Su una giornata lavorativa in PS si è registrata la presenza di 180 pazienti, di cui 90 deambulanti, 30 con l’uso di barelle, 60 con l’utilizzato di sedie durante il trasporto.

Si tratta senza dubbio di dati significativi, che ci offrono un quadro più preciso sul consistente utilizzo dei trasporti e sulla necessità di ripensare a metodi nuovi di miglioramento per un servizio che è tanto rischioso quanto indispensabile per i pazienti in difficoltà di deambulazione.

Se anche voi avete delle esperienze che vi piacerebbe condividere, scriveteci all’indirizzo info@editricedapero.it.

Lavoriamo per dare più risonanza alla vostra voce, per essere quel megafono che fa sentire più forte ciò che avete da dire!

carlocantagallo

 

∗Carlo Cantagallo svolge la professione di operatore sociosanitario presso il Pronto Soccorso di Chieti. Ha conseguito l’attestato di operatore sociosanitario presso il Policlinico di Monza, dove ha lavorato nel reparto di Cardiochirurgia. È un appassionato del terzo settore e ha esperienza decennale in RSA e in Psicogeriatria.

 


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