La realtà dell’associazionismo in Italia

associaz.jpgL’associazionismo gioca un ruolo molto importante nelle società moderne, per quel che riguarda la partecipazione attiva dei cittadini ed il mantenimento dell’assetto democratico. Infatti, uno dei modi per preservare la democrazia partecipativa è proprio il libero associarsi dei cittadini in aggregazioni caratterizzate dalla condivisione di un medesimo interesse o scopo, senza fini di lucro. Quando parliamo di associazioni non ci riferiamo soltanto all’orizzonte politico-partitico o sindacale, ma anche a quello di promozione sociale, culturale e di tutte quelle forme che hanno dato vita al terzo settore.

Proprio all’interno del terzo settore, l’associazionismo svolge una funzione cardine in seno a parecchie dinamiche di utilità sociale e di tutela dei diritti.  Infatti, rafforzando la coesione sociale che permette scambio e mutua protezione fra le parti, organizzando attività culturali, producendo una serie di servizi, l’associazionismo si è configurato come una sfera di funzione pubblica non statale, importante anche per il controllo delle attività politiche del Paese.

Le associazioni nel terzo settore

Esaminiamo adesso un po’ più dettagliatamente le tipologie di associazionismo attive nel settore sociosanitario.

1. Prima di tutto ci sono le associazioni di categoria, che rappresentano e tutelano gli interessi di una specifica categoria produttiva, ovvero l’insieme di persone fisiche e giuridiche che esercitano un’attività economica nel settore sociosanitario. Come unione organizzata che rappresenta e tutela gli operatori economici di un certo settore, queste assistono l’associato nei rapporti con le controparti e con le istituzioni, possono erogare servizi, quali assistenza contabile, paghe e contributi, rappresentanza sindacale e qualunque tipo di consulenza.

2. Consideriamo poi le associazioni professionali, le quali recentemente hanno ricevuto una disciplina legislativa (legge 4/2013) riferita propriamente alla riforma delle professioni non organizzate in ordini o collegi. Molte professioni nell’ambito del settore sociosanitario hanno le caratteristiche richieste per essere iscritte negli appositi elenchi e ricevere così una maggior visibilità e credibilità, specialmente se l’associazione si adopera per lo sviluppo professionale e morale dei propri associati. È interessante notare che queste professioni non hanno vincoli di rappresentanza esclusiva – a differenza degli ordini e collegi – e devono avere il fine di valorizzare le competenze degli associati garantendo il rispetto delle regole deontologiche. Le associazioni professionali possono anche, a determinate condizioni, autorizzare i propri iscritti ad utilizzare il riferimento all’iscrizione all’associazione come marchio/attestato di qualità dei propri servizi assolvendo in tal caso un particolare impegno nei confronti dei consumatori oltre che dei professionisti.

3. Infine, consideriamo le associazioni culturali, la cui creazione è davvero semplice e può essere quindi un’occasione per realizzare e promuovere attività di diffusione della cultura anche nel settore sociosanitario. Infatti, definito lo scopo e la specifica attività dell’associazione, è necessario semplicemente riunire tre soci fondatori per redigere un atto costitutivo e lo statuto, rispettando i requisiti previsti dalla legge e registrando l’associazione all’ufficio competente a livello territoriale. Dal momento della registrazione l’associazione può iniziare subito la sua attività. Il rispetto della procedura prevista dalla legge per aprire un’associazione culturale permette di godere delle agevolazioni fiscali previste per gli enti no profit e di tutelare i soci e il nome dell’associazione.

L’attualità dell’associazionismo

In questo momento storico la realtà dell’associazionismo non è per niente florida. Quest’ultimo, infatti, non sembra più essere in grado di adempiere alle proprie funzioni, essendosi trasformato in un organismo formale, svuotato della sua sostanza.

La crisi dell’associazionismo sconfessa una ancora più profonda crisi della rappresentanza, dove la vita dell’individuo è totalmente scollata dalla vita politica e culturale del Paese.

Riducendosi dunque la partecipazione attiva dei cittadini nelle forme di associazionismo, si finisce per rinunciare non solo alla rappresentanza di questi ultimi, ma alla stessa possibilità di rendere ogni iniziativa culturale un’azione collettiva, che, proprio in quanto iniziativa corale, sia tanto forte quanto condivisa.

Le attività sociali e culturali svolte recentemente sembrano scaturire più dalla voglia di ottenere risorse finanziarie che non da un progetto e da obiettivi chiari. Ed è forse questa la conseguenza più grave dell’associazionismo attuale, cioè la deriva delle aspettative del singolo nei riguardi della collettività.

Ma è proprio in una fase complessa come questa che i singoli dovrebbero a maggior ragione poter godere dell’amplificazione, dell’affinamento e del rinforzo che solo uno schema di pensiero chiaro e condiviso può realizzare, unitamente a forme di comunicazione associata capaci di integrare tutti i media disponibili.

Per queste ragioni, adesso più che mai, è necessario ripensare a nuove forme di associazionismo culturale che abbiano come interesse quello della collettività e che siano fondate su logiche di reciprocità e non su quelle del profitto, nell’ottica di ripristinare delle nuove relazioni sociali e dei nuovi  e più forti legami.

Al Meeting delle Professioni Di Cura abbiamo pensato di dedicare un workshop interamente a questo tema, dal titolo:

Welfare e ruolo delle associazioni nel futuro dei servizi”, 

pensato come un momento di riflessione sul ruolo che dovranno avere le associazioni nel futuro e al quale saranno invitati a parlare i rappresentanti di associazioni di categoria e associazioni professionali (UNEBA, ANASTE, ANSDIPP, URIPA, UPIPA, SITO, ANOSS). Questo workshop si terrà a Piacenza il 6 Aprile (14 – 17:30).


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