Alimentazione, cultura e disfagia

ANTINFIAMMATORIParlare di alimentazione significa non limitarsi soltanto a menzionare l’aspetto volto al soddisfacimento delle funzioni vitali, ma vuol dire confrontarsi anche con la sfera culturale che l’accompagna. Basta considerare la centralità che hanno il cibo e la cucina all’interno della nostra società per capire quanto l’idea che abbiamo di alimentazione sia lontana dal mero bisogno di sostentamento. Levi Strauss definisce infatti la cucina come un’attività “tecnica”, come un ponte fra natura e cultura, dal momento che riesce a trasformare le materie prime in prodotti culturali, esprimendo al tempo stesso la peculiarità dell’essenza dell’uomo, ovvero una compresenza di biologico e culturale. La cucina diventa quindi il risultato di abitudini e comportamenti stratificati e consolidati nel tempo, tali da farci “vivere” ogni pietanza come una vera e propria “esperienza” culturale, carica di storia e di simbologia.

Ma, al di là dei suoi risvolti storici e culturali, che pure hanno la loro importanza, quello che immediatamente rende l’alimentazione un elemento centrale nelle nostre vite è proprio la sua implicazione con il mantenimento di un buon stato di salute e con il benessere psico-fisico. Dunque, la ragione di scegliere di adottare un regime alimentare piuttosto che un altro è direttamente connessa con la qualità della vita che vorremmo avere. Scegliere di non curare la propria alimentazione può provocare conseguenze importanti, come problemi cardiovascolari, diabete, malnutrizione e obesità, per citarne alcune.pappetta

D’altra parte, voler curare la propria alimentazione non significa semplicemente scegliere una dieta da seguire, ma vuol dire nutrirsi con consapevolezza, facendo attenzione ai propri bisogni, che non in tutte le fasi della vita sono uguali.

Fasi come accrescimento e vecchiaia infatti sono parecchio più delicate delle altre e meritano una particolare accortezza. Ad esempio, nella fase di invecchiamento è importante adottare uno stile alimentare idoneo per evitare rischi di malnutrizione, per alleviare il decorso di patologie cronico-degenerative o per rallentarne l’insorgenza. È evidente che le strutture residenziali per anziani devono prestare una particolare attenzione al problema dell’alimentazione, cercando di includere tutti gli aspetti significativi legati a quest’ultima, come infatti quello strettamente nutrizionale, quello edonistico e perfino quello sociale e culturale.

Per fare ciò è necessario l’intervento di diverse figure professionali, quali il medico, il dietista, l’infermiere, l’operatore socio-sanitario e il logopedista. Questo approccio multi-professionale è indispensabile soprattutto per prendersi cura di coloro che hanno perso l’autonomia nel nutrirsi, ma anche per riconoscere e diagnosticare casi di malnutrizione o di disfunzionalità come disfagia e inappetenza.

Disfagia: riconoscerla e prendersene cura

In particolare, il caso della disfagia merita un’attenzione speciale, proprio perché uno fra i disturbi più frequenti e più difficili da trattare. Si tratta di una disfunzione della deglutizione, che non permette il transito corretto di cibi solidi e liquidi nelle vie digestive. La disfagia è spesso connessa alla presenza di patologie neurologiche e i suoi sintomi non sono sempre di facile individuazione. Spesso, però, colpi di tosse, voce gorgogliante, perdita di peso, febbre, aumento della salivazione durante i pasti possono essere segnali che manifestano difficoltà di deglutizione e che quindi devono essere considerati in modo serio. Saper riconoscere per tempo questo disturbo è fondamentale proprio per fornire l’assistenza adeguata a chi ne soffre, offrendo piani nutritivi personalizzati e accuratamente studiati.

Ma come ci si occupa di chi soffre di disfagia?

È utile seguire alcuni accorgimenti per chi assiste i pazienti con queste difficoltà e alcuni consigli pratici che riguardano per esempio il mantenimento di una certa postura durante i pasti, il rispetto dei tempi di deglutizione ecc. Ma, ciò che è davvero decisivo nell’assistenza è certamente agire sulle consistenze dei cibi, soprattutto se si tratta di alimenti liquidi, che possono provocare polmoniti o soffocamenti se finiscono nelle vie respiratorie. Il miglior aiuto che si può fornire in questi casi è quello di presentare gli alimenti in consistenze semisolide, tali da non aderire al palato diventando difficili da deglutire e da mantenere sempre un buon apporto calorico e di sostanze nutritive.

Nell’alimentazione ogni dettaglio può fare la differenza e permettere a tutti, specialmente ai soggetti più esposti a fragilità, di nutrirsi in modo sano e completo è uno dei modi coi quali ci si può prendere cura degli altri.

Data la rilevanza di questo problema, abbiamo pensato di dedicargli un tavolo di lavoro al Meeting delle Professioni di Cura, al quale si potranno sedere al massimo dieci partecipanti. Questo lavoro di confronto si svolgerà il 5 Aprile a Piacenza (h. 9-13), e avrà questo titolo:

“Alimentazione e organizzazione. Come si affronta l’ottimizzazione del servizio anche rispetto al problema della disfagia?”

Se l’idea ti interessa, lascia un commento a questo articolo o scrivici una mail (info@editricedapero.it)… lavorando insieme abbiamo più possibilità di costruire un futuro dei servizi più attento ai bisogni reali di chi li abita!


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