Come la leadership influenza il benessere

cooperationCosa garantisce il buon funzionamento delle strutture residenziali per anziani? Si può chiaramente immaginare come la risposta dipenda dalla co-azione di innumerevoli fattori che agiscono in sincronia per favorire un buon risultato. Tuttavia, fra tutti vi è un elemento particolare che si può considerare imprescindibile e cioè il coordinamento, la leadership della struttura.

Un ruolo di coordinamento, affinché sia efficiente, deve innanzitutto riflettere un modello assistenziale ben specifico, cioè deve avere in mente quale filosofia di cura porta avanti. Spesso infatti, specialmente per ciò che riguarda il settore degli anziani, si fa fatica ad emanciparsi da modelli di assistenza di tipo ospedaliero, che poco si addicono ai sfaccettati bisogni degli anziani, i quali, oltre alle cure cliniche, necessitano di un accudimento che riguardi la persona nella sua totalità e complessità.

Una seconda caratteristica altrettanto importante della gestione è favorire un ambiente dove non ci sia una classificazione troppo rigida dei ruoli e delle funzioni. In questo modo si evita l’“effetto catena di montaggio”, tanto spiacevole per gli operatori, che percepiscono sé stessi come dei lavoratori in serie, quanto per gli anziani, che si sentono curati in modo impersonale, reificato. Inoltre, facendo in modo che ci siano ruoli e mansioni diversificati si stimola l’interesse degli operatori ad apprendere sempre di più e si contribuisce a garantire l’efficienza generale dell’ambiente, dove si reagisce più prontamente alle problematiche.

Un terzo aspetto utile nell’ambiente residenziale per anziani, specie se si tratta di una grande struttura, è quello di evitare modalità di gestione diretta. Infatti, un coordinamento eccessivamente centralizzato nella figura del responsabile può creare sovraccarichi di lavoro per quest’ultimo e disfunzioni del servizio. Come è noto, l’ambiente di cura per anziani è un settore dove sorgono problematiche disparate in modo continuo, per cui una supervisione diretta del lavoro degli operatori è decisamente una scelta che sfavorisce sia il benessere delle persone, sia il lavoro di tutti i professionisti.

Una buona alternativa potrebbe essere quella di investire in forme di autocontrollo da parte degli operatori, in modo da attenuare le esigenze di intervento correttivo dall’alto. In questo modo si risparmiano notevoli risorse energetiche e si permette agli operatori di avere una visione più ampia del loro operato, che vada oltre la singola prestazione. Così facendo, anche le responsabilità vengono ripartite più diffusamente, in modo che la regolazione dei problemi sia vissuta più da vicino e in modo maggiormente interattivo.

Ma, per poter applicare questi accorgimenti, è necessaria preliminarmente la creazione di un’équipe adeguata, la quale è l’obiettivo più urgente ed essenziale delle politiche di gestione.

La leadership della struttura deve investire sull’équipe come su un luogo di condivisione di informazioni, criteri, modi di pensare e metodi di lavoro. Favorire il sorgere di un team di lavoro nel quale circolino informazioni e buone pratiche significa incoraggiare il sorgere di forme di autocontrollo da parte degli operatori, di assunzione di responsabilità su vari livelli, di spostamento verso il basso di deleghe e compiti, al fine di limitare dispendiosi e inefficienti interventi dall’alto e di creare una rete dove si garantisca un servizio altamente qualificato e capillare.

Il coordinamento diventa quindi una risorsa nella misura in cui si dimostra capace di creare un’équipe che non sia soltanto un insieme variegato di collaboratori, ma una vera e propria strategia di lavoro volta al benessere delle persone e a quello degli stessi lavoratori.

Il lavoro d’équipe può diventare allora un modo per confrontarsi sulla propria visione del mondo e sul proprio bagaglio di valori, un’occasione di interscambio di punti di vista diversi, di modelli cognitivi. Essa contribuisce alla creazione di un universo di principi che, se condiviso da tutti, diventa una vera e propria filosofia di pensiero e la base di ogni operatività.

Oltretutto, se si considera come l’assistenza degli anziani sia un crocevia di bisogni interagenti, sia sociali che sanitari, ci si rende conto di quanto possa essere utile una tale organizzazione di lavoro, ovvero un’équipe che sia consapevole di come l’assistenza all’anziano sia un panorama variegato. Che sia cosciente di come nella relazione di cura sia essenziale andare oltre il sintomo per avvicinarsi di più alla persona e che sappia offrire le cure nel modo più individualizzato possibile. Che sappia anche valutare sia la malattia che la salute, cioè che sia in grado di stimolare le potenzialità latenti dell’anziano. Che sappia infine abbandonare definitivamente la logica dell’assistenza come prestazione, per avvicinarsi di più a quella del servizio, comprendendone senso e caratteristiche.


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