Filosofando nei pressi di Treviso

Giovedì 12 gennaio a Silea (TV) si è tenuto il workshop “Quando il burnout è dietro l’angolo” organizzato da CARE Magazine. Dopo le relazioni di Renato e Giulia sull’argomento, è stato proiettato il film Marilena è qui, e a seguire abbiamo organizzato un caffè filosofico. Rispetto a quello che avevamo organizzato a Montecchio Emilia, abbiamo deciso di cambiare un po’ le regole: anziché metterci in cerchio e discutere tutti insieme di un tema, abbiamo diviso il pubblico in due squadre, che si sono fronteggiate in una sfida all’ultima argomentazione.

Il tema su cui si sono confrontate era “empatia: prerogativa o trappola?”. Una squadra doveva sostenere la necessità, per chi lavora in strutture per anziani, di empatizzare con gli anziani, per comprendere meglio le loro necessità e svolgere al meglio il proprio lavoro; la squadra avversaria doveva invece portare argomenti contro l’empatia in questi ambienti, dimostrando che essa porti eccessivo stress agli operatori e non sia qualcosa di necessario per svolgere un lavoro di cura.

Quasi tutti i membri del pubblico, in realtà, erano dell’idea che l’empatia fosse qualcosa d’imprescindibile nei contesti citati, ma si sono voluti mettere in gioco, calandosi egregiamente nei ruoli a loro affidati. L’obiettivo del gioco, infatti, non era tanto la proclamazione a vincitrice di una delle due posizioni, quanto sforzarsi di trovare argomenti razionali a favore di posizioni che magari, nella vita di tutti i giorni, non si condividono. Ciò che quest’esperimento voleva dimostrare (e che con l’eccellente aiuto dei partecipanti è stato dimostrato) è che per quanto la posizione di qualcuno su un argomento possa sembrare irragionevole si fonda spesso su delle motivazioni ragionate. Le discussioni finiscono spesso per ruotare attorno a chi dice qualcosa, più che agli argomenti in questione: nel caffè filosofico ci siamo invece concentrati sui nodi concettuali della discussione, instaurando un dialogo sicuramente più proficuo.

Il dibattito ha divertito e acceso gli animi dei partecipanti, senza sfociare mai nel litigio. Ovviamente c’è stato chi ha partecipato più attivamente e chi ha fatto sentire il proprio dissenso o la propria approvazione in maniera più silenziosa, ma in generale c’è stata grande partecipazione. La conclusione, ovviamente, si è collocata a metà tra le due posizioni, e le due squadre si sono accordate sul fatto che l’empatia sia sì necessaria ma che vada gestita adeguatamente, in modo da essere vicini quanto serve alle persone di cui ci si prende cura senza venire sopraffatti dalla loro condizione emotiva.

foto-silea

Lo strumento del caffè filosofico si è rivelato apprezzato, divertente e utile per far emergere i pensieri e le idee di chi lavora in questo settore. Speriamo di organizzarne altri e che riescano quanto quello di Silea. Nel frattempo, perché non ci scrivete qui sotto cosa pensate sul tema dell’empatia?


3 thoughts on “Filosofando nei pressi di Treviso

  1. È proprio nei gruppi di lavoro come questo caffè filosofico, che noi operatori, dobbiamo ritrovarci più spesso dove poter capire la direzione del nostro lavoro e se viaggia parallelamente con il nostro stress emotivo che questo correre ci porta a non sentire i messaggi che la nostra anima lancia come allarmi in situazioni di burnout. Lo stress aumenta anche perché non ci fermiamo a “scrostare” pagine di stress che come il calcare si insediano tra legami lavorativi con persone che non abbiamo scelto come colleghi e che diventano risorsa per noi stessi dove rispecchiare i nostri angoli caratteriali da smussare che si acutizzano anche quando il burnout tir fuori parti caratteriali di noi stessi inaspettate. Si inizia lavorando sentendosi Superman (o Superwoman) … Ma se ogni tanto non ci si ferma a osservare, sentire e ricucire buchi al nostro mantello emotivo, non si vola più.

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    1. Caro Pietro, direi che hai centrato in pieno lo spirito del caffè filosofico: fermarsi a riflettere, guardare per un attimo dall’esterno il proprio lavoro e la propria condizione, per prendere coscienza dei tratti positivi e dei segnali d’allarme. Durante il workshop Giulia ha illustrato come sia necessario saper affrontare il divario tra le aspirazioni (il sentirsi Superman di cui parli) e i “buchi nel mantello”. Uno strumento come quello del caffè filosofico vuole essere anche un’occasione per valutare situazioni del genere che, come dici, nello stress quotidiano agiscono senza che ne rendiamo conto. E in merito all’empatia qual è la tua opinione?

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