Le correzioni

correzioniLe correzioni è il titolo di un romanzo pubblicato nel 2001 e scritto da Jonathan Franzen. Protagonisti sono i Lambert, famiglia che ha vissuto Midwest del XX secolo, quando la società americana era in piena transizione fra il vecchio sistema economico e l’attuale consumismo capitalista. Il romanzo lavora su due livelli, il primo rappresentato dalla critica alla società americana, in incessante trasformazione del suo assetto economico e valoriale; il secondo incentrato sugli intrecci relazionali dei membri della famiglia Lambert. Il padre Alfred è un ingegnere ferroviario in pensione, burbero e all’antica, che da qualche tempo soffre la demenza e i sintomi del Parkinson. La moglie Enid, da sempre succube dell’atteggiamento autoritario del marito, che desidera in modo ossessivo di radunare l’intera famiglia per un ultimo Natale insieme. Il figlio maggiore Gary, che ha sposato una donna egoista e infantile, vive in California insieme alla propria famiglia e nega a se stesso di soffrire di depressione clinica. Il secondogenito Chip, che è un intellettuale marxista, finito per stroncare la propria carriera accademica in seguito ad una pericolosa relazione intrattenuta con una studentessa. Infine Denise, la terzogenita, che è una chef di successo con un matrimonio fallito alle spalle e che vive in modo confuso la propria identità sessuale, soprattutto in seguito alla relazione instaurata con il suo capo e con la moglie di lui.

Le correzioni, che danno il titolo al romanzo, si riferiscono a tutta quella serie di “aggiustamenti” che ciascun personaggio applica alla propria vita nella smania di cambiare ciò che non è andato, di modificare gli errori.  I figli dei Lambert hanno tutti deciso di vivere lontano da Saint Jude – paese dove sono cresciuti e dove ancora vivono i genitori – nello sforzo di “correggere” il modello educativo impartito loro da Alfred e Enid, che riflette il rigore di un’America che non esiste più e un universo di valori troppo rigido e perbenista. Ciascuno ha dunque costruito la propria vita come se fosse una correzione di quella dei genitori, nella speranza rassicurante di sentirsi diversi da loro. Tuttavia, anche Alfred e Enid, dal canto loro, hanno vissuto attuando la medesima strategia delle correzioni: Enid cercando disperatamente di arrestare la deriva morale alla quale erano incappati i figli (parecchio lontani dallo stile di vita che avrebbe scelto per loro) e Alfred applicando le sue correzioni alla demenza, cercando di attenuarne i sintomi per non vedere mutato il suo stile di vita, lo stesso da tutta una vita. Un cambiare tutto affinché tutto resti com’è.

Peggiorate le condizioni di Alfred, i familiari lo avevano accompagnato in una struttura di assistenza per anziani affetti da patologie croniche. Enid, che da tutta la vita si era sentita in torto per colpa del marito, sentiva di avere per la prima volta l’occasione per rinfacciare al marito le sue repressioni :

“Doveva dire ad Alfred che aveva torto a far gocciolare il gelato sui pantaloni puliti. […] Aveva torto a non essere contento o grato o neppure remotamente lucido quando moglie e figlia affrontavano l’impresa gravosa di portarlo a casa per la cena del Ringraziamento […] Aveva torto a cercare di impiccarsi con le lenzuola durante la notte. Aveva torto a scagliarsi contro la finestra. Aveva torto a tentare di tagliarsi le vene con una forchetta”.

Durante tuto quel frangente Enid si era spesa per andare a trovare il marito con la voglia di dimostrare quanto avesse ragione, con la volontà di riscattare la sua debolezza passata.

Ma Alfred non sembrava aver accettato la nuova strategia della moglie e non sembrava nemmeno essere interessato alle cure. Quando qualche attimo prima di morire Alfred aveva scosso la testa in segno di rifiuto – lui che non aveva fatto altro che rifiutare ­– Enid aveva capito come tutte le sue correzioni fossero state inutili.

E così anche gli altri personaggi cominciano a capitolare. Tutti i loro affanni per cambiare le sorti dei propri destini si trasformano in profezie che si autoavverano, finendo per vedere compiuto proprio quel destino dal quale erano voluti fuggire.

Ciò che ognuno di loro aveva sempre fatto non non era cambiare se stesso, per rendersi migliore, quanto invece pretendere questo cambiamento dagli altri. Il vero fallimento dei Lambert non era tanto l’aver disatteso le proprie aspettative di vita, quanto il fatto di non essere mai riusciti ad accettare se stessi e di aver costruito i propri legami sotto la pressione di un egoismo latente e pulsante.

Il vero protagonista di questo romanzo è il mondo delle relazioni, sul quale l’autore ci induce a riflettere, giocando con ruoli e dinamiche familiari in cui è facile identificarsi. Le relazioni fallite di questo romanzo non sono altro che un avvertimento, un allarme che ci ricorda il pericolo di trasformare i nostri legami nella proiezione dei nostri desideri. La manipolazione, la mancanza di trasparenza e l’assenza di onestà con se stessi sono i veri pericoli della vita borghese e di una società che, in fondo, non è cambiata poi tanto.

E così, le vicende dei Lambert ci ricordano l’importanza di instaurare relazioni autentiche, dove il proprio sé viene messo da parte per dare spazio all’altro in un interscambio autentico, senza la vuotezza del rispetto formale, ma con la sincerità di chi si mette davvero al servizio dell’altro.

 


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