Agli eroi di oggi

Credo che a ognuno di noi sia capitato di andare alla ricerca di “eroi” con i quali identificarsi, per sognare una vita migliore. Inizia dall’infanzia la ricerca di un mondo speciale, in cui possiamo agire da protagonisti e sentirci finalmente “padroni” di qualcosa e capaci di ottenere ciò che vogliamo, magari grazie a un “super-potere”. Poi cresciamo e il desiderio non cambia, spostandosi soltanto su figure differenti e più consone alla nostra vita adulta. E così è per l’uomo fin dall’antichità. Uno dei primi eroi che tutti ricordiamo è Ulisse, che con la sua astuzia pose fine alla guerra di Troia, che sconfisse il ciclope Polifemo e uccise i Proci che provavano a rubargli la moglie. Gli eroi sono per noi da sempre simboli di forza, d’intelligenza, di coraggio o, in una parola, di Grandezza. Individui capaci, appunto, di Grandi Imprese, di alto senso morale e di azioni straordinarie e indimenticabili, con le quali cambiano le sorti dell’umanità in meglio.

Scelgo oggi di invitarvi ad ascoltare la canzone “Eroe” di Caparezza, perché capace di farci mettere in discussione il senso che comunemente attribuiamo a questa parola, riportando l’eroicità delle azioni a una dimensione più quotidiana e, dunque, alla portata di tutti. Protagonista della canzone è Luigi delle Bicocche, che di professione fa il muratore, vivendo in una condizione di precariato e lottando ogni giorno per mantenere la propria famiglia e per evitare di cadere alla tentazione dei video-poker. Luigi delle Bicocche è un uomo comune, che lotta per la pensione e che compie un’azione grande ogni giorno: quella di saper sopravvivere al proprio mestiere. Se devo paragonarlo a una figura mitologica, non è quella di Ulisse che mi viene in mente, ma piuttosto quella di Sisifo.

Secondo il mito, Sisifo era stato condannato dagli dei a trasportare un pesante masso fino alla vetta di una collina, per poi vederlo inevitabilmente rotolare a valle e dover cosi ricominciare a spingerlo, faticando di nuovo… per l’eternità. Quella di Sisifo è una fatica senza ricompensa, che ricomincia ogni giorno, sempre uguale, sempre priva di soddisfazione e dunque sempre più pesante.

Allo stesso modo nel video della canzone, Caparezza mette in scena la fatica di un operaio – costretto a un lavoro routinario e mal pagato – attraverso un’immagine simbolica: un uomo che corre con un cappio legato al collo, che lo stringe ma non lo uccide, lasciandolo in una condizione di continua sofferenza senza la fortuna di un definitivo colpo di grazia.

Ma se Caparezza ci insegna che la forza di Luigi delle Bicocche sta nell’affrontare il proprio quotidiano, per mantenere i propri bambini e senza cedere alle dipendenze o senza cercare scorciatoie per fare quattrini facili, anche Sisifo – nell’interpretazione che ne dà Albert Camus – può insegnarci qualcosa di simile.

Camus ci ricorda che il momento più straziante per Sisifo è senza dubbio quello in cui prende coscienza dell’assurdità della propria condizione, ovvero quando ridiscende la collina sapendo che dovrà ricominciare la stessa azione senza risultati. Paradossalmente, però, è in questo frangente che Sisifo può anche ritrovare la propria soddisfazione. Quale?

“Tutta la silenziosa gioia di Sisifo sta in questo. Il destino gli appartiene, il macigno è cosa sua”.

Per Sisifo, per Luigi delle Bicocche, e per tutti quelli che tra di noi non trovano più la consolazione in un “aldilà” o in un “grande sogno”, esiste ancora la possibilità di una soddisfazione, per quanto silenziosa: quella di sapersi padroni del proprio destino e, dunque, unici responsabili della propria felicità. Ed è proprio nella consapevolezza di lottare ogni giorno, di “averci provato” e di sforzarsi sempre di restare fedeli al proprio universo di valori, che risiede la nostra possibilità di successo. In altre parole, è nella fatica stessa – al di là delle ricompense e delle “grandi promesse” – che riscopriamo la tragicità e la bellezza del nostro essere eroicamente umani:

“Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli Dei e solleva i macigni […].

Quest’universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano da soli un mondo.

Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.

Bisogna immaginare Sisifo felice.”


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