Leadership e Voce

voceOggi partiamo da una ninnananna: una delle prime musiche che tutti noi abbiamo sentito in vita nostra, e una di quelle che a quasi tutti, prima o poi, capita di cantare. Se cantata nel giusto modo, al volume adatto, alla velocità adeguata, in una tonalità dolce, può far addormentare un bambino. È la dimostrazione della forza che il suono esercita sulla mente umana; e il suono che fa un essere umano è la voce; quindi, è chiaro che è molto utile saper padroneggiare il potere della voce.

Padroneggiare a pieno la propria voce non è facile: ne sono testimonianza armate di gracchianti passeggeri di autobus e cantanti mancati che diffondono cacofonici concerti da sotto la doccia. Eppure, all’altro estremo della scala vocale troviamo fenomeni come Demetrio Stratos, il compianto cantante del gruppo Area che era capace di produrre diplofonie, trifonie e quadrifonie (due, tre o quattro suoni in contemporanea). Tra questi due limiti delle capacità vocali si muove la maggior parte delle persone. Chi di loro sfrutta meglio la propria voce aggiunge, tra le altre cose, un tassello nella costruzione di una propria leadership.

La voce può richiamare l’attenzione, stimolare l’uditore e placare gli animi, per questo dev’essere esercitata. Porre attenzione ai suoni che emettiamo può tornarci molto utile nella vita di tutti i giorni. Per spiegare quanto sono estesi gli effetti della voce si possono chiamare in causa le ricerche di Masaru Emoto: questo studioso giapponese ha osservato che una massa d’acqua esposta a parole confortanti, a un tono di voce pacato e a discorsi benevoli produce, se portata a zero gradi, dei cristalli di ghiaccio perfettamente regolari; la stessa massa d’acqua, se viene “insultata” e bombardata da parole cariche di odio e irritazione, cristallizza in maniera irregolare e disarmonica. Ora, questi studi sono stati pesantemente criticati dalla comunità scientifica, poiché non condotti in ambienti sufficientemente controllati; tuttavia, ciò che è interessante non è tanto la loro attendibilità quanto l’immagine che essi ci presentano del rapporto tra gli esseri umani (composti per lo più di acqua) e il suono. Un tono di voce scontroso, in questo scenario, non produrrebbe soltanto effetti psicologici sull’interlocutore, ma anche fisici; al di là dell’effettivo valore scientifico di questa descrizione, non si può negare la suggestione che evoca, nonché la vicinanza alla sensazione (molto fisica oltre che psicologica) che si prova quando si viene sgridati.

Tornando a parlare più nello specifico di leadership, Rosario Signorello, ricercatore della University of California di Los Angeles, ha condotto uno studio sulle modulazioni della voce compiute da vari leader politici, notando come un tono di voce più basso è percepito dalle persone come segno di autorità e carisma, mentre chi parla ad alta voce viene percepito come remissivo. Potrebbe sembrare paradossale, eppure a pensarci è perfettamente logico: chi ha potere non ha bisogno di urlare, perché la forza sta in quello che dice, nella sua figura, mentre il volume delle sue parole dovrà essere sufficiente a essere udito chiaramente. Queste sono spesso caratteristiche innate nella voce di una persona; a volte sono dovute a eventi esterni, come nel caso di Umberto Bossi, caso di studio esaminato da Signorello, che ha messo in luce come da figura autoritaria qual era percepito prima dell’ictus, è successivamente passato a essere visto come un leader benevolo dai suoi sostenitori.

Ciò che è importante, però, al di là dei caratteri innati di una voce o di quelli intervenuti a causa di fattori esterni, è che si può prendere coscienza di tutti questi aspetti e lavorare sulla propria vocalità per intervenire sulla propria leadership. Allenarsi a tenere un tono di voce più basso, più pacato, può influenzare meglio i rapporti con gli altri, non solo perché dimostra un atteggiamento più conciliante, ma perché comunica un senso di sicurezza in se stessi e, chissà, potrebbe pure influenzare positivamente l’organismo di chi ci ascolta.

 


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