Il maestro ignorante

 

maestro-ignoranteA ciascuno di noi, molto probabilmente, è capitato di non sentirsi all’altezza rispetto a un incarico, a un compito o a una mansione. Abbiamo percepito un’inadeguatezza che sulle prime non sapevamo da dove derivasse, se da un’insufficienza di capacità, da una debolezza momentanea, da una stanchezza accumulata nel corso del tempo, da un mancato sostegno da parte degli altri. E come abbiamo reagito in quel momento? Abbiamo affrontato serenamente la sfida o ci siamo nascosti, per evitare di rischiare e perdere?

A questo proposito vi riporto la storia del maestro ignorante  Joseph Jacotot (così lo definisce Jacques Rancière), vissuto in Francia a cavallo fra il 1700 e il 1800. La figura di Jacotot, pedagogo, rivoluzionario e intellettuale, viene ricordata soprattutto per aver fondato il Metodo di insegnamento universale, basato sul principio che chi apprende non ha bisogno di un maestro che spieghi. Jacotot sostiene infatti l’uguaglianza delle intelligenze, credendo che ogni uomo abbia delle capacità uguali a quelle degli altri e che sia dotato del potere di apprendere a seconda delle proprie caratteristiche. Ciascuno può dunque esprimere il proprio potenziale senza la necessità di un maestro che insegni, tutt’al più quest’ultimo può proporsi come un interlocutore col quale dialogare, come un maestro ignorante appunto. Jacotot promuove una filosofia della volontà: è possibile apprendere tutto, basta soltanto volerlo. Si rivolge principalmente ai poveri e agli oppressi perché crede che questi ultimi siano stati privati della volontà e che quindi abbiano finito per accettare la loro condizione di inferiorità. La filosofia di Jacotot è dunque una filosofia dell’emancipazione e della libertà che si fonda sulla volontà come condizione essenziale per non essere spettatori ma attori della propria esistenza.

Ritenendo che tutti possano imparare in modo autonomo, Jacotot pensa che l’insegnamento non sia dunque spiegare, ma mettere l’altro nelle condizioni di imparare da sé.

Avendo vissuto la Rivoluzione Francese ed il periodo napoleonico, risulta facile capire come Jacotot mettesse queste sue credenze al servizio di un’idea di emancipazione e di cambiamento radicale della società. Ma, riducendo in scala il suo pensiero e riportandolo alla nostra quotidianità, possiamo, a mio avviso, trarre qualcosa di utile dalla sua filosofia e dal suo messaggio, il quale è semplice ma rivoluzionario al tempo stesso. Infatti, se impariamo ad avere fiducia in noi stessi come soggetti dotati di potenziale, riusciremo a capire come non esistano differenze sostanziali fra noi e gli altri e come ciascuno sia in grado di esercitare la propria libertà.

Chi è da sempre abituato ad essere inferiorizzato, o tende a sminuire se stesso, finisce per dimenticare il proprio potere, disattivando la volontà e cioè la facoltà di riconoscersi come essere ragionevole e come soggetto agente. Ma ognuno può dunque ritrovare la propria potenza e affermare – come si diceva – la propria presenza. In questo modo possiamo riappropriarci della nostra volontà e affrontare con maggiore serenità qualunque sfida ci troviamo di fronte. Jacotot diceva che il vero dramma è credere di aver bisogno di maestri che spiegano, mentre non sappiamo nemmeno di cosa siamo capaci:

Sei un uomo come un altro; renditi conto dei procedimenti che impieghi nella tua professione; prendi coscienza di quello che fai e impegnati a fare sempre meglio.”


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