L’attimo fuggente: il maestro e la leadership

DEAD POETS SOCIETY, Robin Williams, 1989

Oggi vorrei parlarvi di una figura peculiare di leader, quella del “maestro”. Perfetta sintesi di sapienza e carisma, il maestro è uno stile di leadership di cui tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto esperienza.

L’origine etimologica del termine – dal latino magister, connesso a magis, “il più grande” -suggerisce come al maestro siano associate caratteristiche come superiorità, dignità e autorità, le quali destano negli altri atteggiamenti di obbedienza e rispetto.

Tuttavia, non credo che basti riferirsi a queste qualità formali per riconoscere nel maestro un vero leader. Si tratta piuttosto di capire il modello di insegnamento del quale il maestro si fa portavoce e in che modo egli riesca a guidare i propri studenti o seguaci.

A questo proposito, vi porto un esempio cinematografico che condensa magistralmente l’idea del maestro leader, ovvero L’attimo fuggente (titolo originale Dead Poets Society) del 1989 e diretto da Peter Weir.

In questo film troviamo due modelli pedagogici contrapposti.  Da un lato, esistono gli austeri insegnanti della scuola d’eccellenza di Welton, che, promuovendo valori come tradizione e disciplina, incarnano un sapere istituzionalizzato, asettico nozionistico. Dall’altro, troviamo il professor Keating, interpretato da Robin Williams, che, con i suoi metodi innovativi, stravolge tutti gli schemi di insegnamento e rivoluziona la vita – non solo scolastica- degli studenti.

L’attitudine di Keating non è quella dell’erudito che riversa in modo impersonale una serie di competenze ai propri allievi, ma quella di un maestro che insegna loro l’importanza di essere individui liberi e autonomi, svincolati dalle pressioni sociali che impongono loro un’eccellenza inautentica e convenzionale. Keating dona loro gli strumenti per mettere in discussione se stessi, per guardare ogni cosa da angolazioni sempre diverse e per osare di cercare nuove strade. Insegna loro ad avere il coraggio di sostenere le proprie idee anche quando queste risultano impopolari, a non cedere al conformismo e all’omologazione ma a combattere per sostenere le proprie convinzioni. Esorta gli allievi ad avere il coraggio di essere liberi pensatori, contro un mondo esterno che richiede sapienti che assomigliano più a funzionari ben addestrati ma non ad individui dotati di spirito critico.

Ma Keating non è un insegnante ingenuo, il suo messaggio non è quello di combattere il conformismo in modo ostinato e cocciuto, perché sa bene quanto l’andare contro corrente fine a se stesso risulti nocivo e controproducente per la vita dei suoi ragazzi, ma li esorta a trovare il loro personalissimo modo di restare a galla, una terza via fra il convenzionalismo e l’anticonformismo sfrenato.  Un modo per sentirsi liberi pur facendo parte del sistema, pur dentro una società dove la maggioranza detta le regole del gioco.

Attraverso la passione per la poesia e i metodi scolastici alternativi, Keating riesce ad ottenere l’approvazione dei ragazzi, al punto che questi diventano veri e propri seguaci delle sue idee, vivendo sulla scia del “carpe diem” e rifondando la “setta dei poeti estinti”.  Riesce dunque ad influenzare profondamente la condotta degli studenti. Tuttavia, a mio avviso, il suo essere leader non sta tanto nel suo ruolo guida, ma nel suo gesto. Facendosi portavoce di un messaggio importante per il quale “parole e idee possono ancora cambiare il mondo”, Keating riconosce negli altri potenzialità considerevoli e rischia se stesso pur di lasciare ai ragazzi il proprio messaggio. “Capitano, mio capitano” è l’urlo estremo col quale gli allievi riconoscono l’insegnamento del professore, accettandone il senso.

Esistono infiniti modi per prendersi cura degli altri e questo, a parer mio, ne è uno denso di significato e di profonda umanità.

Continuate a seguire i nostri articoli e raccontateci le vostre impressioni!

A presto


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