Il leader ci fa sentire al sicuro

safe-danger2Precedentemente abbiamo parlato di leadership ponendo l’accento sulla persona che incarna il leader e sulle caratteristiche che questa presenta. Tuttavia, esiste un altro elemento altrettanto fondamentale nello sviluppo della leadership, che è la comunità, il gruppo. Infatti, non potrebbe esistere nessun leader se non ci fossero gli altri, se quest’ultimo non fosse riconosciuto tale da una collettività.

La formazione di un leader avviene sulla base di un processo sociale che poco ha a che fare con la forza, la costrizione. Non ci si può, infatti, autoproclamare leader all’interno di un gruppo, come se la leadership fosse una questione di etichette, di pura formalità. Certamente ci si può imporre in modo autoritario, ma se ne ricaverebbe soltanto un’obbedienza esteriore, vuota e fondata sulla paura. Lo sviluppo della leadership avviene piuttosto sulla base di un meccanismo sociale, che vede coinvolti tanto il leader quanto il gruppo e che è basato su un elemento fondante, la fiducia. Ma in che modo essa è capace di favorire la leadership?

Come sostiene Simon Sinek, quest’ultima ha origine da dinamiche antropologiche, dal bisogno di sopravvivenza che ha caratterizzato l’uomo dalla notte dei tempi, fin da quando lottava contro i pericoli che la natura gli poneva di fronte. Infatti, da sempre l’uomo ha sentito il bisogno di creare una comunità per difendersi con più forza dai pericoli esterni, per poter sopravvivere. La situazione odierna non è dissimile: esistono innumerevoli pericoli – che chiaramente hanno assunto forme diverse –  i quali, allo stesso modo, minacciano le nostre possibilità di riuscita e di successo. Le forze antagoniste sono una costante della storia, l’unica variabile è il comportamento del gruppo, il quale dipende direttamente dalla condotta del leader. Guidando e ispirando gli altri, quest’ultimo deve garantire sia successo che protezione ai propri membri. Egli assume su di sé le responsabilità più pesanti, corre dei rischi affinché tutti si possano sentire protetti e possano avere fiducia gli uni negli altri, in modo da fronteggiare con più vigore ed efficacia le minacce esterne. In quest’organizzazione sociale, detta “cerchio della sicurezza”, la cooperazione e il senso di appartenenza rendono il gruppo capace di compiere imprese notevoli.

Un leader che invece decide di non prendersi cura dei propri compagni, scegliendo di metterli a repentaglio per il proprio tornaconto, spezzerebbe il cerchio della fiducia e disgregherebbe l’organizzazione, che, indebolita, avrebbe limitate possibilità di buona riuscita. Ciascuno infatti sarebbe impegnato innanzitutto a difendersi dagli altri e non sarebbe in grado di affrontare i pericoli esterni.

È la fiducia, dunque, la conditio sine qua non del successo. Ed è il leader che determina il contesto di fiducia, con la sua attitudine e con la volontà di avere cura di chi si trova al suo fianco. In tal modo instaura quel meccanismo naturale per il quale anche gli altri membri saranno disposti a fare altrettanto.

Essere leader non è appartenere a un rango, non è una questione di gerarchie, ma sempre il frutto di una scelta consapevole.

Siete d’accordo con questa visione di leadership? Pensate anche voi che spetti al leader avere la responsabilità della sicurezza del gruppo?


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