Il caffè filosofico a Montecchio Emilia

Come vi abbiamo già mostrato in un precedente post, venerdì 18 novembre, a Montecchio Emilia (RE), si è tenuto un corso sul tema che in questo periodo è un leitmotiv del nostro blog, ovvero la leadership. Quello che ancora non vi abbiamo detto è che dopo il corso vero e proprio abbiamo tentato un esperimento: noi e tutti i partecipanti abbiamo disposto le sedie in cerchio e abbiamo imbastito un caffè filosofico, una sorta di chiacchierata su un argomento ben preciso.

Il titolo della discussione era “Leader si nasce o si diventa?”. Per fornire un incipit alla conversazione, abbiamo proiettato due spezzoni tratti rispettivamente da due film, i quali presentano due modelli praticamente contrapposti di leader. Per capire di cosa stiamo parlando, vi consiglio di guardare questi spezzoni: il primo è tratto da Americani, di James Foley, e il secondo da Ogni maledetta domenica, di Oliver Stone.

Il primo spezzone ha subito sollevato molte critiche, per la mancanza di rispetto del leader nei confronti dei membri del gruppo, per il metro di giudizio applicato a questi ultimi, giudicati in base a quanto guadagnano o ai beni che possiedono, e in generale per la mancanza di rapporto tra leader e sottoposti (tant’è che il personaggio del film viene mandato dagli impiegati soltanto per spronarli, ma di fatto non è il loro capo).

Si è poi provato a mettere in questione questa istintiva repulsione per un simile capo, affermando che, per quanto il modo di esprimersi fosse fuori luogo e una simile violenza fosse eccessiva, un leader che si trovi ad avere a che fare con persone che non fanno il proprio dovere, magari demotivate, potrebbe optare per un approccio più duro e diretto. In ultima istanza, però, è stato giudicato un cattivo esempio di leadership, se non inverosimile, adatto tutt’al più ad attività improntate al guadagno, ma sicuramente non a quelle legate alla cura. Nel contesto che a noi interessa, quello delle strutture per anziani, un simile esempio di leadership autoritaria sarebbe senza dubbio inappropriato, poiché andrebbe a minare i rapporti tra gli operatori, sottoponendo questi ultimi a tensioni eccessive, il che finirebbe per ripercuotersi negativamente sul rapporto con le persone di cui essi devono occuparsi.

Il modello offerto dal secondo spezzone è stato giudicato più appropriato, soprattutto per la tendenza dell’allenatore, nel film, a considerarsi parte della squadra, a mostrare apertamente la propria fallibilità, ricercando una condizione condivisa con i suoi giocatori. Durante la conversazione è stato messo in luce che il buon leader debba soprattutto ispirare gli altri.

La discussione è girata, come potete vedere, più attorno al corretto comportamento del leader che non attorno alla natura innata o meno della leadership. Al termine della conversazione, poi, l’attenzione si è nuovamente spostata dal tema più concettuale della leadership a questioni più pratiche, di stampo organizzativo, e il dibattito è terminato senza una vera e propria conclusione.

Questo nostro primo caffè filosofico è partito in un modo e si è concluso in un altro. Forse abbiamo sbagliato a lasciarci sfuggire di mano le redini del discorso; ma quello che abbiamo perso in organicità lo abbiamo guadagnato in termini di partecipazione, lasciandoci trasportare dall’interesse e in molti casi dall’entusiasmo dei partecipanti, nessuno dei quali si è astenuto dal parlare, spesso offrendo considerazioni illuminanti, e in ogni caso condividendo esperienze importanti.

Probabilmente verranno altri caffè filosofici e noi ci impegneremo a migliorare. Ma per ora vorremmo ringraziare i compagni di discussione di Montecchio Emilia per la loro incoraggiante partecipazione a questo primo tentativo. E se non avete capito bene cosa sia un caffè filosofico niente paura, ne parleremo a breve in un altro articolo!

Ecco qui un assaggio della discussione!


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